Festival del Fundraising 2026: il coraggio di scegliere da che parte stare. Riccione saluta la 19ª edizione

Festival del Fundraising 2026: il coraggio di scegliere da che parte stare. Riccione saluta la 19ª edizione Si è conclusa oggi al Palacongressi di Riccione la 19ª edizione del Festival del Fundraising, tre giornate che hanno riunito migliaia di professionisti del Terzo Settore provenienti da tutta Italia e dall’estero in un contesto vibrante, ricco di sessioni formative e confronti. L’ultima giornata ha dato spazio alla crescita professionale, alla celebrazione dei talenti del fundraising italiano e a una chiusura che ha mescolato riflessione e leggerezza. Una mattinata di sessioni Tra gli interventi della mattinata, Luisa Bruzzolo (Direttrice Generale di LILT Milano) ha affrontato il rapporto tra fundraiser e Board of Directors, rovesciando la prospettiva più comune: il problema non è che il board non raccoglie fondi, ma che spesso nessuno gli ha mai spiegato che il fundraising fa parte del suo ruolo. Riccardo Scandellari ha invece dedicato la sua sessione al posizionamento personale del fundraiser come atto etico e strategico, spiegando il donatore non scelga solo una causa, ma chi la rappresenta e quanto è credibile nel tempo. La plenaria ha portato sul palco lo scrittore Cristiano Cavina, intervistato dalla scrittrice Eleonora Mazzoni, in un dialogo sul coraggio nelle sue forme più umane e meno retoriche: quello di attraversare eventi drammatici senza perdere umanità, raccontando la propria fragilità senza nasconderla. Italian Fundraising Award 2026: Alessandra Piccioni e Alessandra Porrini le vincitrici Tra i momenti più attesi della giornata c’è stata la cerimonia dell’Italian Fundraising Award. Il premio Fundraiser dell’Anno 2026 è andato ad Alessandra Piccioni, con oltre vent’anni di esperienza nel nonprofit, oggi responsabile della raccolta fondi individui e innovazione presso l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e la sua Fondazione, relatrice al Festival in cinque edizioni e co-autrice del volume “Fare Fundraising”. Il premio Fundraiser dell’Anno Young 2026 è andato ad Alessandra Porrini, Partnership Development Executive presso Fondazione Dynamo Camp e Community Leader e Speaker’s Coach del Festival del Fundraising dal 2022. Le due vincitrici entrano nell’Albo d’Oro dell’Italian Fundraising Award. Nel corso della mattinata si è svolta anche la cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti del Master in Fundraising di Forlì, presieduta dal fondatore del Festival Valerio Melandri. La chiusura con Paolo Cevoli e la Banda 21 Rulli A chiudere il Festival è stato Paolo Cevoli, comico e attore romagnolo, con un intervento che ha mescolato ironia e riflessione sul senso del lavoro e delle relazioni. Partendo dalla sua esperienza di figlio della Riviera, cresciuto nella pensione di famiglia, Cevoli ha tracciato un filo tra il mestiere del cameriere e quello del fundraiser: entrambi lavorano per rendere felici gli altri, mettendo in connessione chi ha qualcosa da dare e chi ha qualcosa da ricevere. La Banda 21 Rulli, prima band musicale inclusiva della Romagna nata dalla collaborazione tra la cooperativa sociale Cuore21 di Riccione e la Banda Rulli Frulli di Finale Emilia, ha animato il pubblico in sala e ha chiuso la giornata con una interpretazione di “Romagna Mia” che ha coinvolto l’intera platea. La 19ª edizione si chiude confermando Riccione come punto di riferimento annuale per chi lavora nella raccolta fondi e nella sostenibilità del nonprofit. Migliaia di professionisti da tutta Italia e dall’estero si sono ritrovati per formarsi e confrontarsi. Appuntamento alla 20ª edizione: 14, 15 e 16 giugno 2027.

“Unpleasant Doubt or RidiculousCertainty? There Is No Attributive Monopoly on Artworks”

Nell’esercizio della mia professione mi è capitato di assistere a scontri frontali non solo tra componenti di uno stesso Archivio, Comitato o Fondazione («enti certificatori», di varia origine e composizione, i cui «responsi» sono tendenzialmente ritenuti autorevoli), ma anche tra le opinioni espresse dall’ente certificatore e le conclusioni, spesso di matrice rigorosamente scientifica, raggiunte da studi di diagnostica applicata all’arte o da grafologi esperti. Né sono mancate battaglie interne, tra enti certificatori afferenti all’opera di uno stesso artista. Occorre fare ordine.La perizia d’arte è un’analisi dell’opera d’arte compiuta da un esperto, più o meno riconosciuto, al fine di pervenire, con il miglior grado di approssimazione possibile, alla designazione di epoca, paternità e valore venale.Si distingua poi tra autenticazione (espressione di un parere tecnico circa la paternità) e accreditamento (attestazione di un parere tecnico o di altre circostanze esterne che possono indurre ad una attribuzione di paternità). La perizia che contempli anche la stima di un bene può definirsi estimativa, a differenza della valutazione che mira a stabilire autenticità e paternità del dipinto, propriamente detta expertise. L’expertise, che non ammette per legge posizioni attributive monopolistiche, le quali purtroppo si sono invece imposte nella prassi in modo e in misura aberranti, è una libera manifestazione del pensiero (espressione di una opinione) costituzionalmente tutelata (art. 21 Cost.).Il «conoscitore», soprattutto nel caso dell’arte antica, si vale del proprio occhio per assegnare l’opera ad un determinato autore, ma si ritiene oggi altresì molto rilevante l’indagine scientifica, con perizia grafologica sulla firma e vari esami diagnostici, ad esempio sui supporti e sui pigmenti. Infine, assai utile può rivelarsi la ricerca d’archivio e l’indagine a ritroso sulla “storia esterna dell’opera”.Sono tutte procedure d’indagine necessarie tanto agli operatori di mercato, quanto ai collezionisti e ai musei. Passiamo ora all’art. 64 del Codice dei beni culturali (d. lgs. n. 42/2004), a norma del quale «chiunque esercita l’attività di vendita al pubblico, di esposizione a fini di commercio o di intermediazione finalizzata alla vendita di opere di pittura, di scultura, di grafica ovvero di oggetti di antichità, o di interesse storico od archeologico […] ha l’obbligo di consegnare all’acquirente la documentazione attestante la autenticità o, almeno, la probabile attribuzione e la provenienza delle opere medesime; ovvero, in mancanza, di rilasciare […] una dichiarazione recante tutte le informazioni disponibili sull’autenticità o la probabile attribuzione e la provenienza. Tale dichiarazione, ove possibile in relazione alla natura dell’opera e dell’oggetto, è apposta su copia fotografica degli stessi». LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO In my professional practice, I have witnessed direct confrontations not only among members of the same Archive, Committee, or Foundation (“certifying bodies” of various origins and compositions, whose “responses” are generally considered authoritative) but also between the opinions expressed by the certifying body and the conclusions, often strictly scientific, reached by studies in art diagnostic techniques or expert graphologists. There have also been internal battles among certifying bodies dealing with the works of the same artist. It’s time to bring some clarity.An art appraisal is an analysis of an artwork conducted by an expert—recognized to varying degrees—in order to determine, with the best possible approximation, the period, authorship, and market value.One must distinguish between authentication (an expert’s technical opinion on authorship) and accreditation (certification of a technical opinion or other external circumstances that may suggest an attribution). Appraisals that also include an estimation of the object’s value can be called estimative, in contrast to evaluations aimed at determining authenticity and authorship, properly referred to as expertise. Expertise, which by law does not allow monopolistic attributional positions—though such practices have unfortunately taken root in an aberrant way—is a constitutionally protected free expression of thought (Article 21 of the Italian Constitution).The “connoisseur,” especially in the case of ancient art, uses their trained eye to attribute the work to a specific artist. However, scientific investigation is now considered equally significant, including graphological analysis of signatures and various diagnostic tests, such as those on supports and pigments. Additionally, archival research and backtracking the “external history of the artwork” can prove extremely valuable.These investigative procedures are essential for market operators, collectors, and museums alike.Let us now examine Article 64 of the Code of Cultural Heritage (Legislative Decree No. 42/2004), which states that “anyone engaging in public sales, exhibitions for commercial purposes, or intermediation aimed at selling paintings, sculptures, graphic works, or objects of antiquity or of historical or archaeological interest […] is required to provide the buyer with documentation certifying the authenticity or, at least, the probable attribution and provenance of the items; or, if unavailable, to issue […] a declaration containing all available information regarding authenticity, probable attribution, and provenance. Where possible, in relation to the nature of the artwork or object, this declaration must be affixed to a photographic copy of the items.” TO READ THE COMPLETE ARTICLE CLICK HERE

Consuelo Kanaga: Catch the Spirit

Consuelo Kanaga: “Catch the Spirit” presenta la prima retrospettiva sulla West Coast dedicata a questa figura centrale ma spesso trascurata nella storia della fotografia moderna. Artista attiva tra San Francisco e New York, Consuelo Kanaga è stata una delle prime donne a lavorare come fotoreporter per un importante quotidiano, il San Francisco Chronicle, negli anni ’10. Negli anni ’30, si è associata a collettivi fotografici influenti, tra cui il Group f.64 nella Bay Area e la Photo League a New York. Nel corso di sei decenni, Kanaga ha promosso il valore artistico della fotografia e documentato temi sociali urgenti, dalla povertà urbana ai diritti dei lavoratori, dal terrore razziale all’ingiustizia sociale. Il suo lavoro resta potente e attuale ancora oggi. LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO Consuelo Kanaga: Catch the Spirit marks the first West Coast retrospective of this pivotal yet often overlooked figure in the history of modern photography. A bi-coastal artist based in both San Francisco and New York, Consuelo Kanaga was one of the first women to work as a photojournalist for a major daily newspaper, the San Francisco Chronicle, in the 1910s. In the 1930s, she became involved with several influential photographer collectives, including Group f.64 in the Bay Area and the Photo League in New York. Over six decades, Kanaga championed the artistic value of photography while documenting critical social issues, including urban poverty, workers’ rights, racial terror, and inequality. Her work remains as powerful and relevant today as it was during her lifetime. TO READ THE COMPLETE ARTICLE CLICK HERE

Torna su