Per festeggiare la giornata della Festa delle Donne, Artonworld ricorda il lavoro di dieci artiste contemporanee che si apprezzano per le loro creazioni tra ricerca e innovazione

Per festeggiare la giornata della Festa delle Donne, Artonworld ricorda il lavoro di dieci artiste contemporanee che si apprezzano per le loro creazioni tra ricerca e innovazione A cura del Direttore Responsabile, storica e critica d’arte Carmela Brunetti Nel panorama dell’arte contemporanea la presenza delle donne artiste si distingue sempre più per la capacità di attraversare linguaggi differenti, dalla performance alla pittura, dall’arte concettuale alle tecnologie digitali. Accanto alle grandi maestre della scena internazionale, nuove protagoniste stanno sviluppando ricerche originali che contribuiscono ad ampliare il dibattito estetico del nostro tempo. Tra le figure più influenti emerge Marina Abramović, nata a Belgrado in Serbia nel 1946, che a partire dagli anni Settanta si è imposta come una delle protagoniste della performance art internazionale. Le sue azioni radicali, basate sulla resistenza fisica e sul rapporto diretto con il pubblico, hanno ridefinito il ruolo del corpo nell’arte contemporanea. Marina Abramovic in un ritratto di Antonio D’Agostino, 1974 Un’altra figura fondamentale è l’artista americana Jenny Holzer, nata nel 1950 in Ohio, che si è fatta conoscere negli anni Ottanta con i suoi celebri Truisms, frasi brevi e provocatorie proiettate su schermi elettronici e installazioni luminose nello spazio pubblico. Nel campo della pittura contemporanea si distingue Julie Mehretu, nata nel 1970 ad Addis Abeba in Etiopia e cresciuta negli Stati Uniti, apprezzata dalla fine degli anni Novanta per le sue grandi tele astratte che combinano segni, architetture e cartografie urbane. Una delle voci più autorevoli della riflessione artistica sui media digitali è Hito Steyerl, nata a Monaco di Baviera in Germania nel 1966, che a partire dagli anni Duemila si è affermata come artista e teorica delle immagini nell’era della comunicazione globale. Accanto a queste maestre della scena internazionale troviamo artiste impegnate in ricerche personali e innovative. La performer italiana Mona Lisa Tina, nata nel 1977 e residente a Bologna, è apprezzata per le sue performance che esplorano il rapporto tra corpo, spazio e partecipazione del pubblico, sviluppando un linguaggio artistico centrato sulla dimensione relazionale dell’azione performativa. Mona Lisa Tina, Non ti scordar di me, 2024, dialogo performativo con Carla Iacono per Il giardino di Yoshimasa, Casa del Sole, Ceranesi (GE). Ph Gianluigi Boleto L’artista e accademica Tiziana Contino, italiana, si è fatta conoscere negli ultimi anni per una ricerca che unisce pittura e performance, sviluppando un linguaggio espressivo in cui gesto, colore e presenza scenica dialogano tra loro. Nel lavoro dell’artista italiana Rita Vitali Rosati emerge una ricerca concettuale che intreccia parola e immagine nello studio della fotografia tradizionale, sviluppando una ricerca che fa riflettere sul significato della comunicazione visiva. Rita Vitali Rosati, da La passiflora non è una passeggiata en plein air La pittrice e accademica Carla Crosio, è attiva da diversi decenni sulla scena artistica italiana, è apprezzata per una grande attività di installazioni artistiche commoventi e intriganti caratterizzate da grande intensità psicologica e forza materica. Carla Crosio, installazione, Santa Maria Assunta, Pincipato di Lucedio, foto di Donatello Lorenzo Un percorso che unisce arte e riflessione filosofica è quello di Assunta Verrone, artista opera in Germania ma espone anche in altre nazioni, la sua ricerca si sviluppa negli ultimi anni attraverso opere che indagano il rapporto tra identità, simbolo e pensiero. Assunta Verrone, Angelo alle porte dell’Europa Silvia Nencioni artista che attraverso il suo tratto pittorico leggero crea opere intriganti e sognanti; le sue pitture analizzano il pensiero introspettivo e profondamente umanistico. Silvia Nencioni, La mia strada, olio su cartoncino, 54×40 cm Queste dieci artiste testimoniano la vitalità della creatività femminile contemporanea, capace di attraversare linguaggi diversi e di offrire nuove prospettive di ricerca nel panorama artistico internazionale. To celebrate International Women’s Day, Artonworld highlights the work of ten contemporary women artists whose creations stand out for their research and innovation. In the contemporary art landscape, the presence of women artists is increasingly distinguished by their ability to move across different artistic languages, from performance to painting, from conceptual art to digital technologies. Alongside the great masters of the international scene, new protagonists are developing original research that contributes to expanding the aesthetic debate of our time. Among the most influential figures is Marina Abramović, born in Belgrade, Serbia, in 1946, who since the 1970s has established herself as one of the leading figures of international performance art. Her radical actions, based on physical endurance and direct interaction with the audience, have redefined the role of the body in contemporary art. Another fundamental figure is the American artist Jenny Holzer, born in Ohio in 1950, who gained international recognition in the 1980s with her famous Truisms, short and provocative statements projected onto electronic screens and luminous installations in public space. In the field of contemporary painting, Julie Mehretu, born in 1970 in Addis Ababa, Ethiopia, and raised in the United States, has been widely appreciated since the late 1990s for her large abstract canvases that combine signs, architectural structures, and urban cartographies. One of the most authoritative voices reflecting on digital media is Hito Steyerl, born in Munich, Germany, in 1966, who since the early 2000s has emerged as both an artist and a theorist of images in the age of global communication. Alongside these masters of the international scene, we find artists engaged in innovative and highly personal research. The Italian performer Mona Lisa Tina, born in 1977 and based in Bologna, is appreciated for her performances that explore the relationship between body, space, and audience participation, developing an artistic language centered on the relational dimension of performative action. The Italian artist and academic Tiziana Contino has gained recognition in recent years for a research practice that merges painting and performance, creating an expressive language in which gesture, color, and stage presence interact with one another. In the work of Italian artist Rita Vitali Rosati, a conceptual research emerges that intertwines word and image through the study of traditional photography, developing reflections on the meaning of visual communication. Painter and academic Carla Crosio has been active on the Italian art scene for several decades and is appreciated for her numerous

Il Punto di vista sull’escalation militare nel Golfo Persico e in Medio Oriente dello scrittore Hosney Abdelaty

Il Punto di vista sull’escalation militare nel Golfo Persico e in Medio Oriente dello scrittore Hosney Abdelaty Un avvertimento a chi di competenza in merito all’escalation militare nel Golfo Persico e in Medio Oriente4 marzo 2026 HOSNEY ABDELATY-Teheran abbatte un droneE distrugge l’edificio della CIA in Arabia Saudita, causando numerose vittimeAttentato al Mossad e alle Forze di Difesa Israeliane a Tel Aviv Trump rimprovera Netanyahu: “Ci hai incastrato”. In un contesto di rapida evoluzione e di notizie circolanti di una pericolosa escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele, e di preoccupazioni sollevate in merito all’attacco a strutture sensibili nella regione, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la gravità della fase attuale e le sue potenziali conseguenze disastrose in termini umanitari, di sicurezza ed economici. Qualsiasi scontro militare diretto o indiretto tra queste parti comporterebbe gravi perdite di vite umane, amplierebbe la portata del conflitto e minaccerebbe la stabilità del Medio Oriente e del mondo in generale, soprattutto data la delicatezza delle rotte marittime vitali e dei mercati energetici globali. Avvertiamo inoltre che la continua escalation porterà a:Interruzione delle catene di approvvigionamento globali e dei mercati petroliferi ed energeticiAumento senza precedenti dei costi economici per le popolazioniMinacce alla sicurezza regionale e internazionaleAumento delle sofferenze dei civili innocentiLa regione non può sopportare un’altra guerra su larga scala e il mondo sta attraversando delicate circostanze economiche e di sicurezza che non consentono ulteriori… conflitti. Pertanto, invitiamo tutte le parti a:Esercitare moderazione e cessare immediatamente tutte le operazioni militari.Tornare al tavolo dei negoziati e alla diplomazia.Proteggere i civili e le infrastrutture vitali da qualsiasi conflitto.Rispettare il diritto internazionale e le convenzioni delle Nazioni Unite. Le soluzioni militari porteranno solo ulteriore distruzione, mentre il dialogo rimane l’unico modo per evitare una catastrofe globale nella regione.

La réparation comme geste poétique et politique : le thème d’Art Paris 2026

La réparation comme geste poétique et politique : le thème d’Art Paris 2026 Du 9 au 12 avril 2026, le Grand Palais accueille 165 exposants internationaux à l’occasion d’Art Paris, foire régionale et cosmopolite qui explore chaque année des thématiques au croisement de la création contemporaine et des enjeux sociétaux. Pour l’édition 2026, l’un des axes majeurs est La réparation, confié à Alexia Fabre, directrice déléguée du Centre Pompidou Francilien à Massy et conservatrice du patrimoine. À travers une sélection d’une vingtaine d’artistes internationaux issus des galeries participantes, Alexia Fabre interroge la création contemporaine sous le prisme de la réparation, mot-territoire aux significations multiples. Réparer, c’est soigner, restaurer, recomposer, mais aussi reconnaître une blessure. C’est un geste qui relie passé, présent et futur, transformant la mémoire en projection. La réparation implique le temps : le temps consacré à la conservation d’un objet, d’une histoire, d’une identité. Elle suppose une attention particulière à ce qui a été abîmé, fragmenté ou oublié. L’art devient ainsi un espace de suture symbolique, capable de recoudre les déchirures de l’histoire, d’affronter les absences, les guerres, les injustices et de redonner sens à ce qui semblait dispersé. Cependant, la réparation n’est pas uniquement restauration. Elle peut rendre visible la cicatrice et en faire un signe de résilience, ou au contraire s’effacer dans une illusion parfaite qui masque son intervention. Dans les deux cas, elle interroge l’authenticité et le rapport entre mémoire et transformation. Dans un monde marqué par les crises écologiques, les conflits et les fractures sociales, la réparation prend une dimension éthique et politique. Au-delà de la dette ou de la compensation, elle évoque la résistance, la résilience et parfois la réinvention. Elle défend l’idée de « faire avec » plutôt que de « refaire », le désir de faire durer, et la nécessité du dialogue avec ce qui est réparé — parfois un dialogue avec soi-même. Avec La réparation, Art Paris 2026 propose une réflexion profonde sur la possibilité de recomposer le monde sans effacer ses fractures, mais en les transformant en signes de conscience et de renaissance. Alexia Fabre La riparazione come gesto poetico e politico: il tema di Art Paris 2026 Dal 9 al 12 aprile 2026, il Grand Palais di Parigi accoglie 165 espositori internazionali in occasione di Art Paris, fiera regionale e cosmopolita che ogni anno propone una riflessione tematica capace di intrecciare creazione contemporanea e società. Per l’edizione 2026, uno dei focus principali è La réparation, affidato ad Alexia Fabre, direttrice delegata del Centre Pompidou Francilien a Massy e conservatrice del patrimonio. Attraverso una selezione di circa venti artisti internazionali scelti tra le gallerie partecipanti, Fabre esplora la creazione contemporanea sotto il prisma della “riparazione”, parola-territorio dalle molteplici stratificazioni semantiche. Riparare significa curare, restaurare, ricomporre, ma anche riconoscere una ferita. È un gesto che mette in relazione passato, presente e futuro, trasformando la memoria in possibilità. La riparazione implica il tempo: tempo dedicato alla conservazione di un oggetto, di una storia, di un’identità. È un atto di attenzione verso ciò che è stato danneggiato, dimenticato o frammentato. In questo senso, l’arte diventa spazio di sutura simbolica: ricuce le lacerazioni della storia, affronta le assenze, le guerre, le ingiustizie, e tenta di restituire senso a ciò che appare disperso. Ma la riparazione non è solo restaurazione. Può rendere visibile la cicatrice, valorizzandola come testimonianza di resilienza, oppure può farsi invisibile, illusionistica, fino a cancellare la traccia dell’intervento. In entrambi i casi, essa interroga la nozione di autenticità e il rapporto tra memoria e trasformazione. Nel contesto globale contemporaneo, segnato da crisi ambientali, conflitti e fratture sociali, la riparazione assume una dimensione etica e politica. Non si tratta soltanto di compensazione o di debito, ma di resistenza e reinvenzione. È un modo di “fare con” piuttosto che “rifare da capo”: un invito alla durata, al dialogo, alla comprensione reciproca. L’arte contemporanea, attraverso questo tema, si configura come laboratorio di relazioni. Riparare significa entrare in dialogo con ciò che si tenta di salvare — che sia un oggetto, una memoria collettiva o una dimensione intima. Talvolta, è un dialogo con sé stessi. Con La réparation, Art Paris 2026 propone dunque una riflessione profonda sulla possibilità di ricomporre il mondo non cancellando le fratture, ma attraversandole, trasformandole in segni di consapevolezza e di rinascita. Artisti selezionati: Nú Barreto (nato nel 1966, Guinea-Bissau) – Galerie Nathalie Obadia Oliver Beer (nato nel 1985, Regno Unito) – Almine Rech Anaïs Boudot (nato nel 1984, Francia) – Binome Javier Carro Temboury (nato nel 1997, Spagna) – SAILLY Teresa Gancedo (nato nel 1937, Spagna) – Galeria RocioSantaCruz Shilpa Gupta (nato nel 1976, India) – Galleria Continua Aung Ko (nato nel 1980, Birmania) – A2Z Art Gallery Rachel Labastie (nato nel 1978, Francia) – Galerie La Forest Divonne Mehdi-Georges Lahlou (nato nel 1983, Francia) – Galerie Papillon Nge Lay (nato nel 1979, Birmania) – A2Z Art Gallery Nguyễn Duy Mạnh (nato a 1984, Vietnam) – Galerie Bao Juanita Mclauchlan (nata nel 1975, Australia) – Cassandra Bird Gallery Otobong Nkanga (nata nel 1974, Nigeria) – In Situ – Fabienne Leclerc & Lumen Travo Gallery Estefanía Peñafiel Loaiza (nata nel 1978, Ecuador) – Galerie Alain Gutharc Enrique Ramírez (nata nel 1979, Cile) – Michel Rein Ruddy Roye (nato nel 1969, Giamaica) – Galerie Polaris Alison Saar (nato nel 1956, Stati Uniti) – Galerie Lelong Mary Sibande (nato nel 1982, Sud Africa) – Everard Read Arthur Simms (nato nel 1961, Giamaica) – RX&SLAG Sandra Vásquez de la Horra (nato nel 1967, Cile) – Galerie Bendana | Pinel Arte Contemporanea

Es Nova La Musica – Visual Art Experience

Es Nova La Musica – Visual Art Experience Interview by Editor-in-Chief Carmelita Brunetti Il vostro lavoro unisce immagini e suoni dando vita a video originali: come nasce il dialogo tra componente visiva e dimensione sonora nei vostri progetti? L’ultimo nostro progetto, “Solo”, nasce da un dialogo tra la dimensione musicale e le immagini tratte dal capolavoro di Dziga Vertov, “L’uomo con la macchina da presa” (1929). Abbiamo cercato una via che potesse imprimere all’immagine la dimensione musicale e sonora che avevamo in mente. La via uditiva impone all’immagine la sua traccia, dialogando con essa da due prospettive differenti, intrecciate ma non sempre simmetriche. In “Solo” il dialogo avviene prevalentemente attraverso il ritmo, che diventa struttura portante, soprattutto in un tempo caratterizzato da frammentazione e accelerazione. Le scelte musicali e visive sono nate da questo approccio compositivo. Oltre alla produzione video, create vere e proprie scenografie che nei film potremmo definire “déjà vu”: cosa rappresenta per voi questa dimensione sospesa tra memoria, percezione e messa in scena? La memoria, sia individuale sia collettiva, è il terreno sul quale si fonda la nostra identità e la continuità del nostro Sé biografico. La percezione del fatto artistico è un potente attivatore di ricordi e scene, anche solo lontanamente evocate. Carl Gustav Jung ci insegna che non è solo nostro il patrimonio di immagini al quale siamo debitori e che le nostre tracce culturali non si fermano a noi come individui. Il déjà vu ci dà l’impressione di aver già vissuto ciò che percepiamo. Viviamo in un mondo caratterizzato dalla sovrapproduzione di immagini che puntano a un effetto immediato, parlando più al presente che alla memoria. Allo stesso tempo però, suono e immagine possono diventare potenti attivatori di memorie e vissuti, dando l’impressione che qualcosa di già visto e conosciuto ci attraversi. Nel processo creativo che integra suono, immagine e costruzione scenografica, qual è il punto di partenza: l’atmosfera, il concetto narrativo o l’esperienza sensoriale che volete far vivere allo spettatore? Il punto di partenza non è mai univoco. Spesso nasce dal bisogno di vedere e udire qualcosa che non troviamo altrove. Il suono e l’immagine hanno il potere di creare atmosfere e luoghi dell’immaginario che lascino un segno nei pensieri del pubblico. In questo modo, come musicisti, possiamo condividere per qualche tempo mondi distanti dal nostro, ma attraversati da tracce comuni. Vivere insieme questa illusione crea, per entrambi – pubblico e artisti – un senso di comunione e appartenenza. Forse questo è proprio uno degli obiettivi fondamentali del fare arte? Es Nova La Musica – Visual Art Experience (english version) Your work combines images and sound, bringing original videos to life: how does the dialogue between the visual component and the sonic dimension develop in your projects? Our latest project, “Solo,” was born from a dialogue between the musical dimension and images taken from Man with a Movie Camera by Dziga Vertov (1929). We sought a path that could imprint upon the image the musical and sonic dimension we had in mind. The auditory pathway leaves its trace on the image, engaging with it from two different perspectives—intertwined, though not always symmetrical. In “Solo,” the dialogue takes place primarily through rhythm, which becomes the structural backbone, especially in an era marked by fragmentation and acceleration. Both the musical and visual choices emerged from this compositional approach. Beyond video production, you create actual stage settings that in cinema we might define as “déjà vu”: what does this suspended dimension between memory, perception, and staging represent for you? Memory—both individual and collective—is the ground upon which our identity and the continuity of our biographical Self are built. The perception of an artistic event is a powerful trigger of memories and scenes, even if only faintly evoked. Carl Gustav Jung teaches us that the store of images to which we are indebted is not ours alone, and that our cultural traces do not end with us as individuals. Déjà vu gives us the impression that we have already experienced what we are perceiving. We live in a world characterized by the overproduction of images aimed at immediate impact, speaking more to the present than to memory. At the same time, however, sound and image can become powerful activators of memories and lived experiences, giving us the sense that something already seen and known is passing through us. In your creative process, which integrates sound, image, and scenographic construction, what is the starting point: the atmosphere, the narrative concept, or the sensory experience you want the viewer to have? The starting point is never singular. It often arises from the need to see and hear something that we cannot find elsewhere. Sound and image have the power to create atmospheres and imaginary places that leave a mark on the audience’s thoughts. In this way, as musicians, we can share—if only for a time—worlds that are distant from our own, yet crossed by common traces. Experiencing this illusion together creates, for both audience and artists, a sense of communion and belonging. Perhaps this is one of the fundamental goals of making art. www.esnovamusic.com

Guglielmo Poggi all’OFF/OFF Theatre con “Stanno arrivando”

Guglielmo Poggi all’OFF/OFF Theatre con “Stanno arrivando” Straordinario successo e tutto esaurito martedì 17 per Guglielmo Poggi all’OFF/OFF Theatre, Via Giulia Roma, in “Stanno arrivando”. Una potente interpretazione della paura che diventa linguaggio quotidiano quando l’allarme è costante e l’attesa si trasforma in una forma di controllo. Considerato dalla critica uno dei maggiori poliedrici talenti italiani, Guglielmo dà corpo e voce al testo di Umberto Marino, un racconto fatto a più registri, dall’ironia alla tensione e alla riflessione, muovendosi tra comandi perentori, colpi improvvisi, teorie del complotto e la comparsa di un eroe da videogame. Un flusso narrativo che coinvolge lo spettatore e lo induce a interrogarsi sulle scelte, sulle responsabilità individuali e sulla capacità – o incapacità – di affrontare davvero la realtà: “Comandano, menano, credono nei complotti, occupano spazi“, l’eroe di un videogioco ci induce a riflettere su come porci verso chi costruisce il successo sulla spregiudicatezza, il cinismo, il disprezzo per gli altri. “Stanno arrivando” è uno spettacolo che indaga i meccanismi della comunicazione contemporanea e il modo in cui il linguaggio del pericolo e dell’emergenza condiziona il nostro immaginario. La scena diventa uno spazio di osservazione critica, in cui il pubblico è chiamato a riconoscersi e a mettersi in discussione.Guglielmo Poggi continua a distinguersi per alta capacità interpretativa e poderoso impatto sul pubblico. Una combinazione innata di eccezionale abilità recitativa, presenza scenica, talento e versatilità. Capacità tecniche e carisma naturale, fascino esteriore e padronanza completa della recitazione danno vita ai personaggi in modo autentico e convincente. 19 importanti Riconoscimenti tra cui premi come migliore “attore protagonista” e “migliore attore di commedia” ai nastri d’argento; una ventina di ruoli teatrali dal 2013. Già a vent’anni debutta nel “Romeo e Giulietta” con la regia di Gigi Proietti al Globe Theatre a Villa Borghese; 7 serie TV dal 2014; Videoclip; Cortometraggi da regista dal 2009 e 20 volte al Cinema dal 2012.“Una Giornata Particolare”, drammatizzazione dell’omonimo film di Ettore Scola i cui copioni, fotografie, cimeli, modellini, sono stati esposti alla mostra “Piacere, Ettore Scola”, al museo Bilotti di Roma.Oltre la recitazione e regia coltiva la passione per la musica, suona diversi strumenti musicali con il suo gruppo, l’orchestraccia, anche da cantautore e compositore. Una straordinaria, geniale, versatile, precoce carriera che gli fanno coprire brillantemente ruoli diversi nella vasta gamma di generi con sempre eccellente professionale, affidabilità e successo. Marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona

Interview by Carmela Brunetti, Editor-in-Chief of the magazine, with the artist Jongsuk Yoon

Interview by Carmela Brunetti, Editor-in-Chief of the magazine, with the artist Jongsuk Yoon How did the artistic project you are presenting at this New York gallery come to life? I began collaborating with the gallery in 2024, starting with a show in LA and another in Paris last year. The artistic project emerged from those conversations – when I was invited to develop something specifically for New York, I immediately said yes. This is my first exhibition here, and the Tribeca space is extraordinary. I’m happy about the show and eager to bring this work to a New York audience. Jongsuk Yoon at Marian Goodman Gallery Your choice to create landscapes that reflect an inner emotional state is fascinating. Could you tell us more about this aspect of your work? I understand my paintings as mind landscapes – expressions of the human inner terrain. My central challenge is capturing both visual experiences and feelings on canvas. I grew up in Onyang, a countryside area in South Korea, surrounded by streams and mountains. Our house sat right beside a stream, with a mountain rising across from it that I saw every day. It wasn’t particularly high, but it was beautiful in every season. The landscape of my hometown lives in my memory – visually and emotionally. These aren’t literal depictions of Onyang, but rather how that landscape shaped my inner world. When I paint, I`m exploring how external landscapes become internal ones, how place becomes feeling. How are you experiencing the opportunity to exhibit in this excellent gallery? I am deeply grateful for this opportunity and want to thank the gallery team for their ongoing support and belief in my work. Exhibiting here feels like both an honor and a responsibility – to create work that`s honest and meaningful. The recent passing of Marian Goodman has affected us all profoundly. Though we carry that sadness, her legacy continues to live with us. In a way, experiencing this loss – alongside the passion of creating and exhibiting – feels like part of my own inner growth as an artist.

A Venezia. La Casa di The Human Safety Net

A Venezia La Casa di The Human Safety Net (Procuratie, Piazza San Marco, 105) presentazione del libro di Enrico Gusella Su acque, fiumi e paesaggi, o l’avventura possibile ARTonWORLD Edizioni (Roma, 2025) Mercoledì 18 febbraio 2026 ore 17,00 In occasione dell’incontro sarà presente l’autore Sarà presentato a Venezia nella Casa di The Human Safety Net (Procuratie, Piazza San Marco 105) mercoledì 18 febbraio 2026 alle ore 17,00 l’ultimo libro di Enrico Gusella dal titolo “Su acque, fiumi e paesaggi, o l’avventura possibile”, edito da ARTonWorld (138 pagine, 35 immagini a colori e b/n). In occasione dell’incontro sarà presente l’autore. Classe 1962, critico e storico delle arti, Gusella ha ideato e curato numerose mostre fotografiche, di pittura e scultura, tra cui: Gianni Berengo Gardin, Mimmo Jodice, Tina Modotti, Elio Ciol, Mario Giacomelli, Eugene Smith, Joseph Beuys, Gabriele Basilico, Mario Cresci, Passaggi a Nord Est, Albert Steiner, Nuovo Paesaggio Italiano, i francesi Robert Doisneau e Edouard Boubat, Walter Rosenblum, William Xerra, Alberto Biasi, Gruppo N&0, e molte altre ancora. Il libro di Gusella si articola in otto capitoli ed è un introdotto da un saggio di Matteo Nicolini – giurista e Associato di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Verona – e Francesco Salvestrini – Ordinario di Storia Medievale al Dipartimento SAGAS, all’Università di Firenze, nonché Presidente del CEDAF (Centro di Documentazione sulle alluvioni di Firenze). Ad aprire il percorso narrativo è il capitolo “Su fiumi, alluvioni e temporalità” che dal Medioevo ai giorni nostri indaga gli ecosistemi della pianura veneta e di quella Toscana. Ma nel libro non mancano riferimenti e accadimenti alle catastrofi più recenti quali Valencia, in Spagna, che il 29 ottobre 2024 fu colpita da una grave alluvione che provocò 229 morti, 120.000 sfollati e 300.000 senza acqua. Oppure l’alluvione in Texas del 4 luglio 2025 con conseguenze particolarmente gravi nella regione di Hill Country. Come ricordano nell’introduzione al volume Matteo Nicolini (Università di Verona) e Francesco Salvestrini (Università di Firenze): “In pochi altri contesti geografici il lavoro delle comunità antropiche su fiumi, laghi, lagune, bacini idrografici, ruscelli e canali ha lasciato un segno tanto profondo. Le terre soggette al dominio della Serenissima e quelle legate all’influenza politica di Firenze fecero del governo delle acque un vero e proprio segno di civiltà, almeno a partire dalla piena età classica”. I due studiosi proseguono affermando che “mai come oggi le comunità idrauliche sono tradite dall’elemento “acqua”, in relazione al quale esse hanno per secoli costruito insediamenti, identità ed esercitato attività produttive. E l’equilibrio – delicato – tra fiumi, lagune, mare e agire umano espone gli ecosistemi e le nostre eredità culturali alla fragilità del cambiamento dovuto alla massiccia antropizzazione”. Il libro di Gusella prende avvio dal Medioevo e dagli interventi dei Comuni a favore delle acque, come ad esempio a Verona, Parma, Bologna, Bergamo, Reggio Emilia e Padova che si dotarono ben presto di reti idroviarie. A seguire è il capitolo sui fiumi del Veneto, come il Po, l’Adige, Brenta e Piave, pronti a caratterizzare la scena visiva del libro con i loro ingressi nelle città, nella campagna della pianura Padana e nel delta del Po, attraverso le bellissime immagini di Cesare Gerolimetto, Enzo e Raffaello Bassotto, Giuseppe Bruno, Giuseppe Mazzotti e Luigi Bortoluzzi. E ancora altrettanto interessante è il capitolo “Paesaggi a Nord Est” nel quale, oltre alla vasta pattuglia di fotografi dell’area nordestina, non manca di ricordare la drammatica “tempesta mediterranea Vaia” del 2018, le cui raffiche di vento a livello di uragano e con fortissime piogge, provocò quattordici milioni di alberi caduti, tra foreste devastate e letti di fiumi ricoperti da quegli stessi alberi spezzati. E di nuovo a caratterizzare il suggestivo percorso paesaggistico è il litorale veneziano con “Cavallino-Treporti” in un’indagine realizzata da una nutrita pattuglia di fotografi, tra cui Guido Guidi, Giovanni Chiaramonte, Franco Fontana, Fausto Giaccone e Marco Zanta, tesi a investigare i territori del litorale veneziano ma anche i più suggestivi luoghi come borgo Lio Piccolo, sulla scia di un di paesaggio da riscoprire e da valorizzare. In chiusura del libro sono due suggestive città caratterizzate da fiumi e acque. È il caso di Verona che si estende lungo il fiume Adige, tra piazze, castelli, arche romane, campanili e tesori nascosti. E in analogia a far da contrappunto, in una sorta di veste nostalgica, è “Venezia. Ritornare all’acqua (come un desiderio)”. Una sorta di omaggio alla stupefacente città, attraverso alcune immagini del fotografo friulano Elio Ciol (Casarsa della Delizia, 1929). Una sorta di viaggio in cui Ciol ci accompagna tra una calle e un campiello, Piazza San Marco e Palazzo Ducale, la laguna e il mare e, tra finzione e realtà, con Ca’ d’Oro affacciata sul Canal Grande, emblema dalla sapienza veneziana e delle arti di una grande città: Venezia. Enrico Gusella (Padova, 1962), laureato in D.A.M.S. – indirizzo Arti Visive – all’Università degli Studi di Bologna. Master interuniversitario in CUDIRIM – Cultura e Diritto delle Immagini – all’Università degli Studi di Firenze. Critico e storico delle arti si è perfezionato in “La circolazione dell’opera d’arte: tra cultura, tutela e investimento” all’Università degli Studi di Brescia. È stato professore a contratto per l’insegnamento di “Storia della Fotografia e delle Arti visive” all’Università Ca’ Foscari di Venezia; cultore della materia per l’insegnamento di “Storia dell’Arte moderna” all’Università di Verona. Ha curato oltre 200 mostre fotografiche tra cui: Mimmo Jodice; Eugene Smith; Tina Modotti; Gianni Berengo Gardin; Vittorio Storaro; Dieci fotografi d’oro; Mario Giacomelli; Giovanni Chiaramonte; Joseph Beuys; Douglas Kirkland; Passaggi a Nord Est. È giornalista/pubblicista, già collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, “La Repubblica/Napoli”, “Il mattino di Padova”, “L’Adige”, “Il Giornale di Vicenza” e “L’Arena”. Introduzione di: Matteo Nicolini è Professore Associato di Diritto Pubblico Comparato nell’Università di Verona e Visiting Lecturer nella Newcastle University Law School (UK). Francesco Salvestrini è Professore Ordinario di Storia Medievale (Dipartimento SAGAS) nell’Università di Firenze e Presidente del Comitato Scientifico del CEDAF (Centro di documentazione sulle alluvioni di Firenze); Accademico ordinario per la Classe di Discipline Umanistiche e Scientifiche dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze; Membro

Cent’anni dalla nascita di Rita Pisano Cosenza la ricorda con un evento anche di promozione di un libro a lei dedicato

Cent’anni dalla nascita di Rita Pisano Cosenza la ricorda con un evento anche di promozione di un libro a lei dedicato Di Lucia De Cicco A cent’ anni dalla nascita di Rita Pisano, donna politica calabrese e sindaca di Pedace, dal 1966 al 1984, anzi “sindachessa “, come la stessa preferiva la si chiamasse per ribadire l’ essere donna, Palazzo dei Bruzi di Cosenza l’ ha ricordata con un evento, molto partecipato, è voluto dall’ amministrazione Franz Caruso e dai consiglieri, la delegata alla cultura Antonietta Cozza, Francesco Turco, Chiara Penna. Lo schizzo di Pablo Picasso Durante la serata della fine di gennaio 2026, stesso giorno in cui si commemora la morte della Pisano, si è delineata l’ immagine di questa donna. Brillante, Rita Pisano era competente e determinata. Soprattutto un esempio di coerenza politica e monito, per qualunque donna si affacci a fare questo tipo di carriera, di forza e resistenza. Perché’ lo sappiamo le donne in politica non sono tante, malgrado oggi si abbia in Italia un Presidente del Consiglio appartenente al gentil sesso, restano altresì anche per poco tempo e i loro nomi sono destinati all’ oblio. Ma non per Rita Pisano, “la giovane figlia di Calabria” come intitolò il suo schizzo, a lei dedicato, Pablo Picasso. Lo stesso la volle omaggiare di questo disegno, in quei di Roma, al ritorno del Congresso mondiale della pace del 1949, dove la Pisano testimoniò come rappresentante del lavoro dei contadini calabresi e le loro lotte e dove fu eletta nel Comitato Mondiale dei partigiani della pace. Lo schizzo, oggi è in una collezione privata , di cui si sono perse le tracce. Apparve per la prima volta in “Gente di Calabria” dove erano raccolte le opere di Vincenzo Padula, poeta e sacerdote di Acri. Lei e’ fuor di dubbio un’ icona della politica calabrese, prima sindaca donna di Pedace, in provincia di Cosenza, oggi nel comprensorio dei comuni della Presila, Casali del Manco, resta scolpita nella mente di chi l’ ha conosciuta, come esempio di resistenza. Quella resistenza che fu proprio del suo partito, il PCI, e al quale però dovette resistere quando dal 1976 i suoi vertici decisero che su Rita Pisano doveva tramontare il sole. Non tramontò del tutto quel sole, tuttavia, perché’ furono le altre donne, quelle che lei rappresentò, quelle del suo territorio, quelle di cui era stata voce per anni, a farle scudo. Presidiarono il Comune e il paese presilano si fermò, non c’erano pranzi e cene, quelle donne le stettero a fianco fino alla sua riaffermazione, durata fino al 1984. Tanti gli interventi, ricordiamo quello del sindaco della Città, Franz Caruso che ha sottolineato come la Pisano si è saputa affermare in un’ epoca in cui non esistevano le quote rosa, ma che tutto il suo valore veniva solo dall’ amore per la gente di Calabria e dall’ assoluta dedizione alla sua comunita’ . Probabile che solo ciò faccia di un uomo o di una donna un buon politico, la dedizione totale alla sua gente. Rita Pisano fu una donna coerente sempre, anche quando, dalle testimonianze di chi l’ ha conosciuta direttamente e portate nella serata il partito voleva designarla ad altro. Eppure lei, nonostante questo importante affronto, rimase sempre donna di Sinistra, portando sempre per la stessa e cercandolo il consenso. Sono tanti gli aneddoti e le curiosità su Rita Pisano, da quelle che la vollero, come nei racconti di Guareschi, opposta al parroco del paese, al più romantico quando fu consigliera comunale al comune di Cosenza. In quelle stanze, con una attualità sorprendente, allattò il suo primo figlio, Antonello, nella totale naturalezza che l’ atto comportasse. Avviò una politica di ammodernamento delle strutture urbane: edifici scolastici, viabilità, bagni pubblici, mercato coperto, impianti sportivi, restauro di edifici storici e religiosi. Realizzò gli obiettivi della scuola a tempo pieno. Fu l’ideatrice degli Incontri Silani, eventi che nel corso degli anni, portarono a Lorica grandi nomi della pittura, come Guttuso. Ma anche attori e registi Blasetti, Albertazzi, Anna Proclemer e grandi scrittori Carlo Levi, Raphael Alberti. Nel 1975, a causa di contrasti interni al PCI venne espulsa dal partito. Dette vita ad una lista autonoma, “Sveglia”, che adottò i vecchi simboli del partito comunista e riuscì a vincere le elezioni comunali in contrapposizione con il PCI. La vittoria si ripeté nel 1980, vincendo con uno scarto di soli 75 voti. Morì il 31 gennaio 1984, nel pieno del suo impegno amministrativo. Per Rita Pisano in uscita un libro dal titolo “Rita” destinato alle scuole , edito : Le Pecore Nere Maria Pina Iannuzzi editrice. Scritto a due mani, nella parte illustrativa adatta alla scuola, Assunta Morrone, dirigente scolastica e scrittrice e nella parte storica dalla giornalista Rosalba Baldino. Un testo che ha in se’ anche una parte musicale, un brano creato sulla figura della Pisano, a cura di Massimo Belmonte. Un modo per avvicinare i giovanissimi a questa figura di grande donna, e tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscerla. L’immagine piu’ puntuale della Pisano senza dubbio è pervenuta del figlio Giuseppe, ultimo di una numerosa figliolanza. Giuseppe Giudiceandrea ne ha descritto la dolcezza, ma anche il fatto che la madre non dimenticasse mai il suo ruolo istituzionale anche a casa. Il senso del dovere, la responsabilità di essere Prima cittadina. Interessante l’ intervento della sindaca di Siderno Maria Teresa Fragomeni , comune in cui i problemi legati alle infiltrazioni mafiose non mancano e che oggi rappresenta, nella figura di Sindaco, determinazione, dedizione e coraggio nella resistenza assieme a un’ intera comunita’ che lotta a fianco della propria sindaca, una immagine di donna politica, la Fragomeni, simile alla Pisano. Di certo la Pisano è stata la pioniera di tutte le donne in politica, ma è stata anche un esempio inarrestabile davanti ad ogni esempio di sopruso. E’ intervenuta anche la sindaca di Casali del Manco , Francesca Pisani. La stessa ha ribadito di voler dare vita a “Gli incontri silani” progetto voluto da Rita Pisano e che sente forte la responsabilità di raccogliere il testimone a servizio della comunita’

Antonino Zichichi passed away on 9 February at the age of 96″

Antonino Zichichi passed away on 9 February at the age of 96 by Carmelita Brunetti Zichichi was not solely an experimentalist and a theorist of fundamental interactions. Alongside his scientific activity, he developed an epistemological reflection aimed at clarifying the limits and the domain of validity of scientific knowledge in relation to the ultimate questions of human existence. He argued for a clear methodological distinction between science and faith, considering them nevertheless non-antagonistic: the former grounded in empirical verifiability and mathematical formalism, the latter oriented toward questions of meaning, origin, and transcendence that lie beyond the scope of experimental investigation. Within this perspective, progress in particle physics and cosmology was not interpreted as a reduction of reality to its material dimension alone, but rather as an expansion of the cognitive framework within which questions not answerable by the scientific method—yet not contradicted by it—can be meaningfully situated.

Marta Petrusewicz. Testimony of Marquis Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona

Marta Petrusewicz. Testimony of Marquis Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona La scomparsa di Marta Petrusewicz è un dolore personale e una grande perdita per il nostro territorio. Raffinata e appassionata intellettuale ha coniugato i suoi impegni universitari (Unical, Università di New York e Princeton) e politici attraverso la realizzazione di progetti dove cultura e sociale si fondono.Animata dall’amore dei luoghi che l’hanno accolta, ha promosso e valorizzato iniziative di grande impatto sociale e culturale diventando vero motore del Sistema di valorizzazione della regione. Marta Petrusewicz ha compreso il passato e immaginato il futuro per Rende antica con intuito, progettualità e spiccata visione internazionale. Storia, cultura, identità e coscienza civica, che lasciano al futuro la tessitura di un significativo passato, saldando quello che è stato e ciò che sarà, ripristinando la memoria sociale dei luoghi e il sentimento ad esse associato. Marta, Alfredo Pirri e Bilotti per le vetrate al castello Da assessora alla cultura con straordinaria visione e altrettanta determinata passione ha contribuito a sviluppare il progetto “Rende Borgo dei Musei” un programma di rigenerazione urbana, di rilancio turistico, economico e sociale diretto a invertire il processo di declino e di spopolamento. Il borgo di Rende con rinnovata identità di polo culturale, con la sua straordinaria rete di musei potrebbe costituire offerta per una giornata, favorendo lo sviluppo, anche con agevolazioni fiscali per commercianti, artigiani e artisti, creando indotto pe la rivitalizzazione con nuove attività commerciali – una immersione che rintraccia le coordinate visive di un dialogo che rispecchia intuito e sensibilità e dove prevale l’interpretazione della cultura come valore pubblico. Marta aveva pensato ad un intervento sistemico e concertato che coinvolgesse istituzioni, cittadini inconsapevoli del potenziale di ciò che hanno, risorse, infrastrutture e servizi, riattivazione degli esercizi commerciali, in un modulo integrato di valorizzazione e di promozione, sostenuto da un sistema di comunicazione, siti informativi e segnaletica. Aveva ipotizzato Rende come estensione del campus universitario. Residenzialità per gli studenti nel convento delle clarisse e i recuperati palazzi Basile e Martino alla Giudecca sedi di dipartimenti, corsi, residenze d’artista, start up e Kunsthalle, aggregazione e coesione da ritrovare nell’atmosfera delle antiche costruzioni. Ha sostenuto la donazione de’ Angelis delle vetrate di Alfredo Pirri sui torrioni del castello con sovrapposizioni di cerchi che diffondono la luce in un dialogo continuo tra lo spazio fisico e la memoria, e nuove opere dall’informale, espressionismo astratto, pop art, minimalismo fino all’arte concettuale e ambientale. Ha promosso la realizzazione del nuovo Museo della ceramica di Calabria nel palazzo Magdalone rifunzionalizzando gli spazi dismessi dal Ristorante Pantagruel. Una panoramica cronologica e geografica regionale documentata da reperti classici magno-greci e romani, alle testimonianze delle culture angioine e aragonesi, alla maiolica seicentesca da spezieria conventuale e da farmacia fino alle morfologie e decorazioni popolari.Una vita piena di valori che ha profuso e difeso con energia in ogni espressione del suo operato, un ricco tragitto poliedrico lungo, impegnativo e di rapporti umani aperti, attenti e partecipati. Nel suo buen retiro di Arcavacata con Franco, i gatti, l’orto, ho trovato accoglienza affettuosa e generosa, allegra e stimolante. Marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona Ariel Mafai in occasione donazioni opere Mario Mafai e Antonietta Raphael al Museo arte contemporanea nel castello Rende The passing of Marta Petrusewicz is both a personal sorrow and a great loss for our territory. A refined and passionate intellectual, she was able to combine her academic commitments (University of Calabria, New York University and Princeton University) with her political engagement through projects in which culture and social responsibility were deeply intertwined. Driven by a genuine love for the places that welcomed her, she promoted and enhanced initiatives of great social and cultural impact, becoming a true driving force behind the region’s system of cultural valorisation. Marta Petrusewicz understood the past and imagined the future of Rende Antica with intuition, planning capacity and a strong international vision. History, culture, identity and civic awareness were, for her, threads weaving a meaningful past into the future, reconnecting what has been with what will be, restoring the social memory of places and the emotions associated with them. As Councillor for Culture, with extraordinary vision and equal determination, she contributed to the development of the project “Rende Borgo dei Musei”, an urban regeneration programme aimed at cultural, tourist, economic and social revival, designed to counteract decline and depopulation. The village of Rende, with its renewed identity as a cultural hub and its extraordinary network of museums, could offer visitors a full day’s experience, fostering development through measures such as tax incentives for shopkeepers, artisans and artists, and generating economic spin-offs for revitalisation through new commercial activities. It was an immersive vision that traced the visual coordinates of a dialogue shaped by intuition and sensitivity, grounded in the idea of culture as a public value. Marta envisioned a systemic and coordinated intervention involving institutions, citizens often unaware of the potential surrounding them, resources, infrastructures and services, the reactivation of commercial activities, all within an integrated model of enhancement and promotion supported by communication systems, informational websites and signage. She imagined Rende as an extension of the university campus: student housing in the former Clarisse convent, the restored Basile and Martino palaces in the Giudecca as locations for departments, courses, artist residencies, start-ups and a Kunsthalle, spaces of aggregation and cohesion rediscovered within the atmosphere of historic architecture. She supported the De’ Angelis donation of Alfredo Pirri’s stained-glass installations on the castle towers, with overlapping circles diffusing light in a continuous dialogue between physical space and memory, alongside new works ranging from Informal art, Abstract Expressionism, Pop Art and Minimalism to Conceptual and Environmental art. She also promoted the creation of the new Museum of Calabrian Ceramics in Palazzo Magdalone, repurposing the spaces formerly occupied by the Pantagruel restaurant. The museum offers a regional chronological and geographical overview, documented through artefacts ranging from Magna Graecia and Roman finds to Angevin and Aragonese cultures, from seventeenth-century conventual and pharmaceutical maiolica to popular forms and decorations. It was a life rich in values, which she shared

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