L’estate culturale di Rimini tra materia e grande schermo: da Carlo Zauli alle pioniere del cinema

L’estate culturale di Rimini tra materia e grande schermo: da Carlo Zauli alle pioniere del cinema by Lucrezia Rinaldi L’estate riminese del 2026 si accende nel segno della metamorfosi e della riscoperta storica attraverso due grandi mostre che celebrano la forza dell’immaginazione e il potere dei linguaggi visivi. Al centro della programmazione culturale spiccano i percorsi espositivi dedicati allo scultore Carlo Zauli e alle donne che hanno fondato la settima arte, tracciando un ponte ideale tra la concretezza della materia e l’illusione del grande schermo. Sensualità della Forma: Carlo Zauli al Fellini Museum Negli spazi del Palazzo del Fulgor, la mostra Sensualità della Forma (aperta fino al 23 agosto e curata da Monica e Matteo Zauli) mette in scena un dialogo intimo tra l’universo visionario di Federico Fellini e la produzione artistica di Carlo Zauli. Il grande scultore faentino, tra i massimi protagonisti del secondo Novecento, è riuscito a liberare la ceramica dalla sua dimensione funzionale per trasformarla in volumi plastici che sembrano espandersi e respirare. L’esposizione, che raccoglie sculture, litografie e acqueforti provenienti dal Museo Carlo Zauli di Faenza, svela anche l’inedita produzione grafica dell’artista. Non si tratta di un omaggio didascalico al regista di 8½, bensì di un incontro poetico tra due figli della Romagna che hanno fatto della trasformazione e della tensione vitale il fulcro della propria ricerca. inVisibili: Le pioniere del Cinema A pochi passi di distanza, dal 3 luglio al 30 agosto, la città ospita inVisibili. Le pioniere del Cinema, un’esposizione ideata dal Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni e realizzata dall’Archivio Luce Cinecittà. Dopo il successo delle tappe di Roma e New York, la mostra approda a Rimini per accendere i riflettori sul ruolo centrale, e troppo spesso dimenticato, delle donne nella nascita dell’industria cinematografica. Il percorso si concentra sulle vicende straordinarie di tredici protagoniste – tra cui Elvira Notari, prima regista italiana, Francesca Bertini ed Elvira Giallanella – che a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento hanno plasmato il linguaggio cinematografico con determinazione e visione imprenditoriale. Attraverso fotografie d’epoca, sceneggiature e pellicole ritrovate, la mostra restituisce finalmente voce a chi è rimasta ingiustamente invisibile dietro la macchina da presa. Un palinsesto di storie e visioni Inserite nel più ampio cartellone estivo, che comprende anche il progetto Italian Global Series, le due mostre offrono ai visitatori un’opportunità unica: da un lato l’esplorazione di una fisicità quasi corporea che emerge dalla terra, dall’altro un atto di giustizia storica e antropologica che riconnette le origini del cinema con la contemporaneità. Due tappe imperdibili per riscoprire il legame profondo che unisce arte, memoria e territorio. Rimini’s Cultural Summer Between Matter and the Big Screen: From Carlo Zauli to the Pioneers of Cinema by Lucrezia Rinaldi Rimini’s 2026 summer season lights up under the banner of metamorphosis and historical rediscovery through two major exhibitions celebrating the power of imagination and visual languages. At the heart of this cultural programming are two exhibition paths dedicated to the sculptor Carlo Zauli and to the women who founded the seventh art, drawing an ideal bridge between the tangibility of matter and the illusion of the big screen. Sensuality of Form: Carlo Zauli at the Fellini Museum Housed in the spaces of the Palazzo del Fulgor, the exhibition Sensualità della Forma (Sensuality of Form), open until August 23 and curated by Monica and Matteo Zauli, stages an intimate dialogue between the visionary universe of Federico Fellini and the artistic production of Carlo Zauli. The great sculptor from Faenza, one of the leading figures of the second half of the 20th century, succeeded in liberating ceramics from their functional dimension, transforming them into plastic volumes that seem to expand and breathe. The exhibition, which brings together sculptures, lithographs, and etchings from the Carlo Zauli Museum in Faenza, also reveals the artist’s previously unseen graphic production. Rather than a literal homage to the director of 8½, it represents a poetic encounter between two sons of Romagna who both made transformation and vital tension the core of their creative research. inVisible: The Pioneers of Cinema Just a short distance away, from July 3 to August 30, the city hosts inVisibili. Le pioniere del Cinema (inVisible: The Pioneers of Cinema), an exhibition conceived by the Undersecretary of State for the Ministry of Culture, Lucia Borgonzoni, and produced by Archivio Luce Cinecittà. Following successful runs in Rome and New York, the exhibition arrives in Rimini to shine a spotlight on the central, yet too often forgotten, role of women in the birth of the film industry. The itinerary focuses on the extraordinary stories of thirteen female protagonists—including Elvira Notari, Italy’s first female director, Francesca Bertini, and Elvira Giallanella—who, between the late 19th century and the first decades of the 20th century, shaped cinematic language with determination and entrepreneurial vision. Through vintage photographs, screenplays, and rediscovered films, the exhibition finally gives a voice back to those who remained unjustly invisible behind the camera. A Program of Stories and Visions Set within the wider summer lineup, which also includes the Italian Global Series project, these two exhibitions offer visitors a unique opportunity: on one hand, the exploration of a nearly corporeal physicality emerging from the earth; on the other, an act of historical and anthropological justice reconnecting the origins of cinema with modernity. They are two unmissable stops to rediscover the profound bond linking art, memory, and territory.

Recensione del libro Ornella Muti – Questa non è Ornella Muti, La nave di Teseo, 2025

Recensione del libro Ornella Muti – Questa non è Ornella Muti, La nave di Teseo, 2025 A Cosenza per il Festival Internazionale delle ArtiNel Salone di Rappresentanza del Comune ospite l’attrice Ornella Muti con il suo libro Di Carmela Brunetti Direttrice responsabile Incontrare Ornella Muti significa trovarsi davanti a una delle ultime, autentiche Dive del Cinema Italiano, un’icona che ha attraversato decenni di storia cinematografica lavorando con alcuni tra i registi più noti e amati. A Cosenza, nella Sala di Rappresentanza del Comune, la sua presenza illumina l’ambiente: accanto a lei il Sindaco Franz Caruso, l’assessore alla Cultura Antonietta Cozza, il Sindaco di Celico. Ma è lei, la Regina del Cinema, a catturare ogni sguardo. In un abito chiaro floreale, con gli immancabili occhiali da sole, i capelli lunghi e setosi, Ornella Muti appare affascinante e dolce, una figura che unisce eleganza e naturalezza. Si racconta con grazia, dialogando con l’assessore Cozza, e introduce il suo libro come si aprirebbe una porta interiore: con delicatezza, ma senza timore. Il volume è infatti una rivelazione del Sé. Nelle sue pagine emerge la donna prima ancora dell’attrice: la figlia di una madre russa e di un padre napoletano, un incontro di culture e temperamenti che segnerà profondamente la sua vita affettiva. Le sue relazioni, diverse e spesso vissute con sentimento autentico, portano il segno di questa doppia radice, insieme alla sua innata sensibilità e – come lei stessa ammette – a una certa ingenuità. Il racconto della sua infanzia è uno dei passaggi più toccanti: gli anni trascorsi in Svizzera, la lontananza dalla madre, la morte del padre quando aveva solo undici anni. Ferite profonde, piccole e grandi, che hanno modellato la sua personalità e con cui ha dovuto fare i conti per tutta la vita. Questo libro diventa così una incredibile occasione per ritrovare se stessa, per ricongiungersi alla Francesca Romana Rivelli che, diventata Ornella Muti, ha attraversato fama, successi, fragilità e rinascite. Oggi, attraverso questa autobiografia, emerge con una voce nuova: autentica, diretta, capace di scrivere di sé con sorprendente naturalezza. Il lettore scopre non solo la sua vita privata, ma anche una serie di aneddoti curiosi e vivaci legati alla sua lunga carriera di attrice bellissima, amata e spesso idealizzata. Eppure, come ricorda Sean Baker nella prefazione, “Ornella Muti ha sfidato gli uomini…”: una frase che sintetizza la sua forza, la sua indipendenza e la sua capacità di attraversare il mondo del cinema senza mai rinunciare alla propria identità. Questa non è Ornella Muti è dunque molto più di un’autobiografia: è un atto di verità, un racconto intimo che restituisce al pubblico la donna dietro il mito, con tutte le sue luci e le sue ombre. Un libro che emoziona, sorprende e lascia una traccia profonda.

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