Il richiamo dell’Aranciera: i primi vent’anni del Museo Bilotti tra memorie di de Chirico, visioni in 3D e icone della fotografia

Il richiamo dell’Aranciera: i primi vent’anni del Museo Bilotti tra memorie di de Chirico, visioni in 3D e icone della fotografia by Lucrezia Rinaldi C’era un angolo di Villa Borghese dove la storia di Roma non ha mai smesso di stratificarsi, trasformandosi da semplice giardino aristocratico a laboratorio della contemporaneità. Era il Casino dell’Aranciera, un luogo che portava nel nome i segni del passato – quando, dopo i cannoneggiamenti del 1849, fu ricostruito per proteggere gli agrumi dal gelo invernale – e che ha appena vissuto una delle sue tappe più significative. Venerdì 12 giugno, questo spazio unico ha infatti spento venti candeline, celebrando una storia iniziata il 10 maggio 2006. Per l’occasione, le porte si sono spalancate in un abbraccio straordinario e gratuito alla città, prolungando l’accesso fino alle 21.00. L’iniziativa, fortemente voluta da Roma Capitale (Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria) e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura, non è stata solo un compleanno istituzionale, ma un vero e proprio manifesto di rinascita urbana e visiva. L’archeologia ha incontrato il futuro La giornata celebrativa non ha seguito i classici binari della ritualità museale, ma ha proposto un’esperienza immersiva capace di far dialogare epoche diverse. Si è cominciato la mattina, alle 11.00, respirando l’atmosfera della mostra “Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione di Valerio De Paolis”, svelata nei suoi dettagli più intimi dalla curatrice Alessandra Mauro. Nel pomeriggio, alle 16.30, i visitatori sono stati invece guidati alla scoperta delle mura dell’edificio e dei suoi segreti ottocenteschi. Il vero scarto narrativo è avvenuto però attraverso l’uso della tecnologia digitale: grazie al lavoro di Sotterranei di Roma, sugli schermi del museo ha preso vita un’inedita proiezione in 3D progettata per esplorare virtualmente i misteriosi e antichi ambienti ipogei posizionati nel piano interrato, solitamente invisibili all’occhio del pubblico. Dal tramonto, la pittura ha ceduto il passo alle vibrazioni sonore nella Sala de Chirico. Alle 18.30, il duo composto da Fabrizio Corso e Furio Valitutti ha dato inizio alle celebrazioni serali con il progetto per basso e chitarra “Singing landscapes”. Subito dopo, l’atmosfera si è fatta cinematografica grazie a Sergio Colicchio e Alessio Mancini, che hanno reinterpretato le più celebri colonne sonore della storia del cinema in un intimo arrangiamento per pianoforte e flauto. Cento sguardi d’autore nel tempio del contemporaneo Al di là degli eventi speciali, l’anniversario è stato un’opportunità irripetibile per riscoprire una delle collezioni permanenti più preziose di Roma, situata al primo piano, dove il monumentale nucleo di opere di Giorgio de Chirico ha dialogato con le intuizioni di maestri del calibro di Andy Warhol, Gino Severini, Larry Rivers, Giacomo Manzù, Mimmo Rotella, Nicola Pucci, Pietro Consagra e Marion Greenstone. A fare da perfetto contrappunto a questo viaggio nel Novecento, la Sala del Ninfeo al pianterreno ha ospitato l’esposizione “Lanterne magiche”, prodotta da Cinema in collaborazione con Contrasto e curata da Alessandra Mauro e Roberto Koch con Suleima Autore (aperta fino al 6 settembre). Una selezione di oltre cento scatti che ha portato a Roma i giganti della fotografia internazionale. Passare da un’istantanea di Henri Cartier-Bresson alle provocazioni di Nobuyoshi Araki o Ren Hang, per poi perdersi nei contrasti di Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Luigi Ghirri o Dennis Hopper, ha permesso di comprendere l’anima profonda del Museo Bilotti: un luogo dove la memoria non è stata un archivio polveroso, ma un organismo vivo che continua a guardare al futuro. The Appeal of the Aranciera: The First Twenty Years of the Museo Bilotti Amidst Memories of de Chirico, 3D Visions, and Icons of Photography There was a corner of Villa Borghese where the history of Rome never stopped layering itself, transforming from a simple aristocratic garden into a laboratory of modernity. It was the Casino dell’Aranciera, a place that carried the signs of the past in its very name—when, following the bombardments of 1849, it was rebuilt to protect citrus trees from the winter frost—and which has just experienced one of its most significant milestones. On Friday, June 12, this unique space blew out twenty candles, celebrating a history that began on May 10, 2006. For the occasion, its doors swung wide in an extraordinary and free embrace to the city, extending access until 9:00 PM. The initiative, strongly backed by Roma Capitale (Department of Culture and Coordination of Initiatives related to Remembrance Day) and the Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, with the organizational support of Zètema Progetto Cultura, was not just an institutional anniversary, but a true manifesto of urban and visual rebirth. Anyone strolling through the avenues of the park immediately noticed a completely renewed graphic and communicative look, designed to ferry the exhibition halls toward the aesthetic challenges of the coming decades. Archaeology Met the Future The celebratory day did not follow the classic tracks of museum ritual but instead offered an immersive experience capable of creating a dialogue between different eras. It began in the morning, at 11:00 AM, breathing in the atmosphere of the exhibition “Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione di Valerio De Paolis” (Magic Lanterns: Photographs from the Collection of Valerio De Paolis), unveiled in its most intimate details by curator Alessandra Mauro. In the afternoon, at 4:30 PM, visitors were instead guided to discover the building’s walls and its nineteenth-century secrets. The real narrative shift, however, came through the use of digital technology: thanks to the work of Sotterranei di Roma, an unprecedented 3D projection came to life on the museum’s screens, designed to virtually explore the mysterious and ancient underground environments located in the basement, usually invisible to the public eye. From sunset, painting gave way to sonic vibrations in the Sala de Chirico. At 6:30 PM, the duo composed of Fabrizio Corso and Furio Valitutti kicked off the evening celebrations with the bass and guitar project “Singing landscapes”. Immediately after, the atmosphere turned cinematic thanks to Sergio Colicchio and Alessio Mancini, who reinterpreted the most famous soundtracks in cinema history in an intimate arrangement for piano and flute. A Hundred Masterly Gazes in the Temple of the Contemporary Beyond the

Intervista al marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona: Rotella ventennale scomparsa tra Cosenza e Rende

Intervista al marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona: Rotella ventennale scomparsa tra Cosenza e Rende Intervista a cura del Direttore Responsabile Carmela Brunetti  “Marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, cosa significa per lei ricordare Mimmo Rotella a vent’anni dalla sua scomparsa e come la Calabria lo celebra oggi?” Marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona: Il 2026 segna una tappa importante nella storia dell’arte moderna e contemporanea: il “ventennale dalla scomparsa di Mimmo Rotella”, uno dei protagonisti più influenti dell’avanguardia europea e figura chiave del Novecento. In tutto il mondo istituzioni e studiosi riscoprono la sua eredità, ma è soprattutto la Calabria—sua terra natale—a rendere oggi il tributo più profondo e sentito. Al centro di questa celebrazione c’è la mia esperienza personale. Cosenza e Rende conservano opere fondamentali che documentano le fasi centrali della sua ricerca artistica nelle diverse declinazioni di “scultura, pittura, disegno, fotografia e décollage”. Al MAB (Museo all’Aperto) di Cosenza,  “Il lupo della Sila” è divenuto un’icona. Il modellino in legno che ho donato a Rende è oggi esposto nella “Sala Rotella del Museo del Presente”. Quando Mimmo sceglieva il marmo, cercava il colore del sottobosco—mi diceva—un verde profondo, come quello della vegetazione arbustiva del bosco. A Cosenza si trova anche la scultura in bronzo “La rinascita della cultura”: una catasta disordinata di libri che, alleggerendosi, sembra prendere il volo. L’opera richiama la “Cosenza umanista e rinascimentale”, terra di filologi, filosofi e studiosi dei classici, da “Parrasio e Quattromani” fino a “Bernardino Telesio”, la cui dottrina influenzò Bruno, Cartesio, Campanella e Bacon. Alla “Galleria Nazionale di Palazzo Arnone”, nella sala del Novecento, ho donato un’altra scultura in bronzo di Rotella. Rotella trascorreva tutte le sue vacanze estive a “Sangineto”, nostro ospite. Nel pomeriggio disegnava ciò che lo circondava—case, piante, il treno—e realizzava il ritratto di ciascuno di noi. Erano creazioni spontanee, espressione del suo amore per la Calabria e del piacere di trascorrere lì il tempo. Per questo, nel 2013, ho deciso che queste opere dovessero rimanere sul territorio e le ho donate al “Comune di Rende”, insieme a un grande “dittico décollage storico”. In quest’opera Rotella mette in discussione la natura stessa dell’immagine, strappandola e ricomponendola, restituendo dignità artistica a un poster seriale e liberando nuove energie cromatiche. Nella “Sala Rotella” sono conservate anche fotografie a lui particolarmente care: dall’infanzia a Catanzaro ai primi approcci con l’arte fino alle successive performance. Non sono solo opere d’arte, ma frammenti dell’identità e della memoria della Calabria, una sorta di autobiografia visiva che racconta anni ricchi di sperimentazione. La sera, davanti alla piscina, invitavamo amici e Mimmo declamava i suoi **Poemi Fonetici**: comunicazioni emotive e visive attraverso il suono, una forma di “poesia epistaltica” fatta di rumori, parole e suoni astratti. Ogni anno visitavamo il “Santuario di Paola”, condividendo una sincera devozione e lasciandoci affascinare da un luogo sospeso tra sacro e leggenda, mistero e misticismo. Una volta, dopo una di queste visite, acquistò una grande tela e nel giardino dipinse “San Francesco di Paola” come una pop “star”. L’opera fu esposta a “Palazzo dei Bruzi nel 2012”, in occasione del 50° anniversario della proclamazione di San Francesco come patrono della Calabria. Carmela Brunetti: Ricordare Mimmo Rotella oggi significa restituire non solo un’immagine di artista, ma anche di uomo profondamente radicato nella sua terra. A vent’anni dalla sua scomparsa, la Calabria non si limita a commemorarlo: lo custodisce, lo celebra e ne rilancia l’eredità. Da Cosenza a Rende fino a Catanzaro, Rotella continua a parlare attraverso le sue opere, le sue sperimentazioni e le sue visioni, confermandosi non solo come grande maestro del Novecento, ma come “forza culturale viva attraverso la quale un territorio ritrova la propria identità e proietta se stesso nel futuro”. Molte le attività che saranno svolte a Cosenza grazie alla volontà dei sindaci Franz Caruso e a Rende Sandro Principe. Rotella a Sangineto dipinge San Francesco di Paola Interview with Roberto Bilotti: Remembering Mimmo Rotella, Twenty Years On, Between Cosenza and Rende Interview by Editor-in-Chief Carmela Brunetti Carmela Brunetti: Mr. Roberto Bilotti, what does it mean for you to remember Mimmo Rotella twenty years after his passing, and how is Calabria commemorating him today? Roberto Bilotti: The year 2026 marks a significant milestone in the history of modern and contemporary art: the twentieth anniversary of Mimmo Rotella’s passing, one of the most influential figures in the European avant-garde and a key protagonist of the 20th century. Around the world, institutions and scholars are rediscovering his legacy, but it is above all Calabria—his homeland—that is offering the deepest and most heartfelt tribute. At the heart of this celebration lies my personal experience. Cosenza and Rende hold fundamental works that document the key phases of his artistic research, spanning sculpture, painting, drawing, photography, and décollage. At the MAB (Open-Air Museum) in Cosenza, The Wolf of the Sila has become an icon. The wooden model I donated to Rende is now exhibited in the Rotella Room of the Museum of the Present. When Mimmo chose marble, he sought the color of the underbrush—he would tell me—a deep green, like the dense vegetation of the forest. Also in Cosenza stands the bronze sculpture The Rebirth of Culture: a chaotic pile of books that, as it lightens, seems to take flight. The work recalls the humanist and Renaissance Cosenza, land of philologists, philosophers, and scholars of the classics—from Parrasio and Quattromani to Bernardino Telesio, whose thought influenced Bruno, Descartes, Campanella, and Bacon. At the National Gallery of Palazzo Arnone, in the 20th-century art room, I donated another bronze sculpture by Rotella. Mimmo spent all his summer holidays in Sangineto, as our guest. In the afternoons, he would sketch what surrounded him—houses, plants, the train—and draw portraits of each of us. These were spontaneous creations, expressions of his affection for Calabria and his joy in spending time there. For this reason, in 2013, I decided these works should remain in the region and donated them to the Municipality of Rende, along with a large historic décollage diptych. In this piece, Rotella challenges the very

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