The Art of Building Bridges: Pagliara’s New York Mission
The Art of Building Bridges: Pagliara’s New York Mission by Carmelita Brunetti Director Pagliara, si e’ insediato da poco alla guida dell’Istituto Italiano di Cultura di New York: come vive questo nuovo e prestigioso incarico? Sono onorato che la scelta sia caduta su di me, e lo dico senza retorica. Essere stato selezionato tra tanti validi candidati mi obbliga a dimostrare di essere all’altezza di un incarico tanto prestigioso. Sin dal primo giorno ho messo la mia lunga esperienza di giornalista — che ha raccontato al grande pubblico televisivo alcune tra le aree del mondo più cruciali (Medio Oriente, Cina, Stati Uniti) — al servizio della diplomazia culturale del mio Paese. Ho mosso i primi passi come mia abitudine, mettendo tutto l’entusiasmo e l’energia di cui dispongo per la buona riuscita di questa missione. Lei ha una lunga esperienza come inviato in aree di conflitto. In che modo questo bagaglio professionale e umano influisce sulla sua visione e sul suo approccio al ruolo dirigenziale di una istituzione culturale? Ho una consapevolezza, frutto di conoscenza diretta, del ruolo “pacificatore” che svolge la cultura in tutte le sue forme. Quando è genuina, veicola valori universali, interpreta bisogni condivisi, crea ponti capaci di colmare fratture profonde. La cultura è anche conoscenza: un antidoto ai pregiudizi, al razzismo e all’odio, che si nutrono di ignoranza. New York è un crocevia globale di creatività scienza e innovazione. Come interpreta il panorama culturale e artistico della città e in che modo pensa di valorizzarlo per promuovere l’italianità attraverso i programmi e gli eventi dell’Istituto? L’Istituto opera in una metropoli che è ancora la capitale mondiale della cultura. Qui c’è tutto, e tutto al massimo livello. Questo ci impone di instaurare rapporti di collaborazione con le grandi istituzioni culturali di questa città. Una visione che ha già prodotto un primo, rilevante risultato: il prossimo anno, per la prima volta, cinque proposte musicali da noi promosse verranno inserite, nella sezione “Contributi di altri enti”, nel programma ufficiale del festival “United in Sound: America at 250” di Carnegie Hall. Per noi è una grande opportunità di promozione della musica italiana e, per l’Istituto, un’occasione senza precedenti per farsi conoscere da un pubblico molto più vasto di quello tradizionale. Come ci ricordava John Dewey, ogni vera esperienza apre la strada a nuove possibilità. Che la Sua guida a New York possa trasformare ogni incontro culturale in un ponte vivo tra i popoli, e che questo nuovo capitolo porti un successo duraturo alla voce dell’Italia nel mondo. Grazie Claudio Pagliara is the new Director of the Italian Cultural Institute in New York. Director Pagliara, you have recently taken the helm of the Italian Cultural Institute in New York. How are you experiencing this new and prestigious role? I am truly honored to have been chosen, and I say that without rhetoric. Being selected among so many strong candidates compels me to prove myself worthy of such a prestigious appointment. From day one, I have put my many years of experience as a journalist—bringing key areas of the world (the Middle East, China, the United States) to television audiences—at the service of my country’s cultural diplomacy. As always, I have taken my first steps with enthusiasm and all the energy I have, to ensure the success of this mission. You have extensive experience as a correspondent in conflict zones. How does that professional and human background influence your vision and your leadership approach within a cultural institution? I have a deep awareness—shaped by firsthand experience—of the “peace-building” role that culture plays in all its forms. When it is genuine, it conveys universal values, responds to shared human needs, and builds bridges capable of healing deep divides. Culture is also knowledge: an antidote to prejudice, racism, and hatred, all of which feed on ignorance. New York is a global crossroads of creativity, science, and innovation. How do you interpret the city’s cultural and artistic landscape, and how do you plan to enhance it to promote Italian culture through the Institute’s programs and events? The Institute operates in a metropolis that remains the world’s cultural capital. Everything is here, and everything is at the highest level. This requires us to build partnerships with this city’s major cultural institutions. A vision that has already produced an important result: next year, for the first time, five musical projects promoted by us will be included—under the “Contributions from Other Organizations” section—in the official program of Carnegie Hall’s “United in Sound: America at 250” festival. For us, it is a remarkable opportunity to promote Italian music and, for the Institute, an unprecedented chance to reach a much broader audience than ever before. As John Dewey reminded us, every true experience opens the way to new possibilities. May your leadership in New York transform every cultural encounter into a living bridge between peoples, and may this new chapter bring lasting success to Italy’s voice in the world. Thank you.
