ANTONIO D’AGOSTINO – FLUXUS IMAGES

ANTONIO D’AGOSTINO – FLUXUS IMAGES by Francesca Manari Con l’obiettivo di superare i confini tra arte e realtà quotidiana, negli anni 50 viene creato un movimento artistico conosciuto come “Fluxus”. L’autore, George Maciunas, mirava a un’arte internazionale, che fosse più accessible e democratica. Grande testimone di quest’onda sperimentale è stato il regista e produttore italiano Antonio D’Agostino, scomparso nel gennaio del 2025. È in suo onore che il palazzo del Fulgor, a Rimini, ospita una mostra interamente dedicata al suo prezioso lavoro d’archiviazione. Ad attendere lo spettatore sono circa quaranta fotografie in bianco e nero, accompagnate da simbolici video di quegli anni, da lui realizzate proprio durante i cosiddetti eventi Fluxus. In quel prezioso momento artistico, Antonio D’Agostino ha ricoperto un ruolo molto attivo nella documentazione di performance e happenings. Le sue immagini sono state definite come delle “poetiche fotografiche dell’istante”, capaci di restituire tutta l’identità Fluxus. Marina Abramovic assiste alla performance ‘Bag’ di Yoko Ono eseguita da Charlotte Moorman Evidenziamo che la mostra fa parte del programma di rilancio culturale del Palazzo del Fulgor, luogo simbolico collegato alla memoria di Federico Fellini, nonché parte integrante del Fellini museum. La curatrice della mostra, Carmelita Brunetti, in collaborazione con Marco Leonetti, responsabile del museo ed esperto di cinema, valorizzano abilmente l’intimità e la forza espressiva delle opere dell’artista. Il tutto aiutato da un ambiente immersivo che rispetta e celebra lo spirito sperimentale di D’Agostino. Ogni scatto, attentamente collocato nello spazio, permette allo spettatore di diventare parte integrante dell’evento artistico. Non a caso, l’eccellente abilità espressiva di D’Agostino, rende il suo archivio una vera e propria guida. Un modello a cui attingere per tuffarsi completamente in un significativo movimento d’avanguardia, artefice di successivi sviluppi artistici. Charlotte Moorman and Nam June Paik, photo by Anteprima D’agostino, 1974 With the aim of overcoming the boundaries between art and everyday reality, an artistic movement known as “Fluxus” was created in the 1950s. Its founder, George Maciunas, aimed to create an international art form that was more accessible and democratic. A great witness to this experimental wave was the Italian director and producer Antonio D’Agostino, who passed away in January 2025. It is in his honor that the Palazzo del Fulgor in Rimini is hosting an exhibition entirely dedicated to his valuable archival work. Awaiting visitors are around forty black and white photographs, accompanied by symbolic videos from those years, which he made during the so-called Fluxus events. During that precious artistic moment, Antonio D’Agostino played a very active role in documenting performances and happenings. His images have been defined as “photographic poetics of the moment,” capable of conveying the entire Fluxus identity. It’s worth noting that the exhibition is part of the cultural revival program of the Palazzo del Fulgor, a symbolic place linked to the memory of Federico Fellini, as well as an integral part of the Fellini museum. The curator of the exhibition, Carmelita Brunetti, in collaboration with Marco Leonetti, museum director and cinema expert, skillfully highlight the intimacy and expressive power of the artist’s works. All this is enhanced by an immersive environment that respects and celebrates D’Agostino’s experimental spirit Each shot, carefully placed in the space, allows the viewer to become an integral part of the artistic event. It is no coincidence that D’Agostino’s excellent expressive ability makes his archive a veritable guide. A model to draw on in order to immerse oneself completely in a significant avant-garde movement, the creator of subsequent artistic developments. 🎥 SAVE THE DATEANTONIO D’AGOSTINO. FLUXUS IMAGES📍 Palazzo del Fulgor, Rimini🗓 August 30 – September 30, 2025🎟 Opening: Saturday, August 30, 6:00 PM 📚 Curated by Carmelita Brunetti🎞 Exhibition design by Marco Leonetti🖋 Texts by Enrico Gusella, Marco Leonetti, Emiliano Zucchini, Carmelita Brunetti 📖 Catalogue published by ArtonWorld.com – Green Luxury Edition (print version available for purchase at the museum) 📌 The exhibition is part of the cultural program of the Fellini Museum, a symbolic place of Fellini’s imagination and a hub of contemporary art. Link to the catalogue 👇https://www.flipsnack.com/artonworld/antonio-d-agostino-immagini-fluxus-fotografie-degli-anni-70/full-view.html 📩 For info and press requests:info@artonworld.com | www.artonworld.com

Rimini between cinema and art. From the Fellini Museum to ancient art to be relived together

by Noemi Adabbo “Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo?”, chiedeva Guido Anselmi interpretato da Marcello Mastroianni ad una splendida Claudia Cardinale in Otto e mezzo: quale frase felliniana più azzeccata, ahimè, per la Romagna di questi giorni. È stato un maggio nefasto a causa dell’alluvione che ha colpito molte città dell’Emilia Romagna tentando di portare via l’allegria di questa terra, tanto conosciuta e amata dai turisti, ma senza intaccarne la memoria. Fellini nacque proprio qui, a Rimini, dove girò Amarcord (in dialetto romagnolo “mi ricordo”), la sua opera più intima e personale che gli valse il premio Oscar nel 1973: la pellicola accompagna Rimini nella storia del cinema che a sua a volta ha deciso di ricambiarla con il Fellini Museum, l’unico museo al mondo dedicato interamente ed unicamente al regista. Il progetto vede la luce nell’estate del 2021 e sceglie come protagonisti tre palcoscenici della città per attirare il proprio pubblico: Castel Sismondo (sezione più ampia riguardante i momenti salienti dell’artista), Palazzo del Fulgor (dedicato ai primi passi felliniani nel mondo del cinema, alla sua giovinezza e alla sua sperimentazione) e Piazza Malatesta (vero e proprio set a cielo aperto dove vengono proiettate le tre aree principali della panca circolare, del velo d’acqua e del bosco dei nomi ravvisabili in Amarcord), luoghi che oggi ospitano un impianto audiovisivo e documentale e un percorso di narrazioni partecipate tali per cui l’esperienza risulti il più immersiva possibile. Rimini si palesa quindi come polo artistico degli amanti della macchina da presa, centro propulsore di quella magia che soltanto un buon cineasta sa riconoscere e apprezzare.La città di Rimini si rende protagonista non soltanto delle più ambite mete estive del litorale adriatico ma anche di uno snodo sinergico tra i più antichi e geograficamente strategici: la Via Flaminia (che porta a Roma), Emilia (verso Milano) e Popilia (fino ad Aquileia) si incontrano sulle sue strade, in quella che era conosciuta come Ariminum, fondata dai Romani nel 268 A.C. Non per niente, di impronta fortemente romana è l’impianto urbanistico e importanti i legami che hanno arricchito il territorio di opere d’arte, le principali conservate al Museo della Città che raccoglie con parsimonia le tracce del cittadino riminese dagli antipodi alla storia contemporanea. Forte di un patrimonio millenario, il museo ospita la Pinacoteca esponente la celeberrima Scuola Riminese, dal Trecento con Il Crocifisso di Giovanni Da Rimini e il Trittico con l’incoronazione della Vergine di Giuliano si passa al Quattrocento con Giovanni Bellini, Agostino Di Duccio e Matteo De’ Pasti che hanno reso onore alla corte malatestiana. La linea storica del museo si spinge fino all’800 , passando per le influenze gotiche e rinascimentali del nord tipiche del ‘500 alla natura morta del ‘600 e ‘700 a cui è stato dedicato il secondo piano. Rimini è anche archeologia, grazie ai suoi scavi e ritrovamenti tra cui la Domus del Chirurgo, abitazione romana della seconda metà del II secolo, scoperta in Piazza Luigi Ferrari nel 1989, che ha portato alla luce il più grande repertorio di strumenti chirurgici dell’impero romano. In ultimo ma non per importanza, il Tempio Malatestiano voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta, riportante Il Crocifisso di Giotto, la Biblioteca Civica Gambalunga, tra le più importanti e antiche d’Italia, e il Teatro Amintore Galli, teatro principale di Rimini, progettato da Luigi Poletti e inaugurato da Giuseppe Verdi nel 1857. Rimini si palesa come meta culturale e non solo turistica, o perlomeno, capace di un turismo prepotentemente artistico. PER LEGGERE L’INTERA PUBBLICAZIONE CLICCA QUI “Would you be able to plant everything and start life all over again?” asked Guido Anselmi played by Marcello Mastroianni to a splendid Claudia Cardinale in Otto e mezzo: what Fellini phrase more apt, alas, for Romagna these days. It was a disastrous May due to the floods that hit many cities in Emilia Romagna trying to take away the joy of this land, so well known and loved by tourists, but without affecting its memory. Fellini was born right here, in Rimini, where he filmed Amarcord (in Romagnolo dialect, “I remember”), his most intimate and personal work that won him an Oscar in 1973: the film accompanies Rimini in the history of cinema, which in turn has decided to reciprocate with the Fellini Museum, the only museum in the world dedicated entirely and solely to the director. The project sees the light of day in the summer of 2021 and chooses three of the city’s stages as protagonists to attract its audience: Castel Sismondo (the largest section concerning the artist’s highlights), Palazzo del Fulgor (dedicated to Fellini’s first steps in the world of cinema, his youth and experimentation) and Piazza Malatesta (a true open-air set where the three main areas of the circular bench, the veil of water and the forest of names discernible in Amarcord are projected), places that now house an audiovisual and documentary installation and a path of participatory narratives such that the experience is as immersive as possible. Rimini thus emerges as an artistic hub for lovers of the camera, a driving force behind the magic that only a good filmmaker can recognize and appreciate.The city of Rimini makes itself the protagonist not only of the most sought-after summer destinations on the Adriatic coast but also of one of the most ancient and geographically strategic synergistic junctions: the Via Flaminia (leading to Rome), Emilia (toward Milan) and Popilia (to Aquileia) meet on its roads, in what was known as Ariminum, founded by the Romans in 268 B.C.Not for nothing, of strongly Roman imprint is the urban layout and important are the links that have enriched the territory with works of art, the main ones preserved at the City Museum, which sparingly collects the traces of the Rimini citizen from the antipodes to contemporary history. On the strength of a millennia-old heritage, the museum houses the Pinacoteca exposing the celebrated Riminese School, from the 14th century with Giovanni Da Rimini’s The Crucifix and Giuliano’s Triptych with the Coronation of the Virgin

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