In Venice at Teatro La Fenice: “España” (The Colors and Rhythms of Bolero Dance) with the Larreal Company in its world premiere performance, featuring La Pockemon Crew and the return of Riccardo Muti. By Enrico Gusella Un ottobre di grandi e straordinari appuntamenti attende il Teatro La Fenice di Venezia e il palcoscenico del Teatro Malibran. Si parte venerdì 3 ottobre nella (ore 19) – prosegue il 4 e 5 ottobre – in una serata promossa nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025 della Fondazione Teatro La Fenice, che vedrà protagonista la Compagnia Larreal – Real Conservatorio Profesional de Danza Mariemma: punta di diamante della tradizione spagnola, che da ottant’anni porta in scena il fascino della danza bolera. La compagnia presenterà España, uno spettacolo in sei coreografie: Mosaico barroco di Antonio Pérez su pagine di Johann Sebastian Bach e José de Nebra; Sevillanas de autor di Irene Tena e Albert Hernández su musica di La Flor del Romeo e Manuel Pareja Obregón; Amalurra di Eduardo Martínez su musiche di Kalan&Amp, Euskadiko Orkestra, Pascal Gaigne e Manuel García Matos; Entre cuerdas di Axel Galán su musiche di Victor Guadiana e Alberto Iglesias; Requibro di Antonio Pérez su musica di Camille Saint-Saëns; infine Nada más y nada menos di Miguel Fuente su musica di Carlo Núñez. Come ricorda nella presentazione Valentina Bonelli: «Il programma dalla compagnia Larreal, ovvero i Laboratori Coreografici del Real Conservatorio Professional de Danza Mariemma, appare ideale per far compiere allo spettatore un breve viaggio nella ricchezza della tradizione coreutica spagnola. Un corpus sempre vivo e aperto alle influenze, come dimostrano le discipline impartite nel corso di studi agli allievi: e accanto alle danze spagnole, sono anche il balletto classico e la danza contemporanea. Lo dimostra, per il classico, Millán De Benito, mentre la propensione al contemporaneo si deduce dai nomi dei coreografi, tra i più apprezzati del nostro tempo: Nacho Duato, Itzik Galili, Goyo Montero, Sharon Fridman. Dell’emergente Axel Galán, Entre cuerdas è un ensemble rappresentativo della ricchezza di sfumature di cui la danza spagnola può screziarsi nell’ibridazione col miglior contemporaneo. Ma per la sua storia la cui fondazione risale al 1830, il Real Conservatorio è tra i custodi dell’escuela bolera: lo stile spagnolo di danza affermatosi in Europa in concomitanza con la diffusione del balletto romantico. Fonti quali cronache, memorialistica, stampe dell’epoca, ne documentano l’età d’oro: dai trionfi a Parigi di Dolores Serral e Mariano Camprubí alla carriera all’Opéra di Rosita Mauri. E, di riflesso, sono le dive del balletto romantico con un repertorio caratterizzato da pas spagnoli: Maria Taglioni, Fanny Cerrito, Lucile Grahn, sulla scia di Fanny Elssler che faceva furore con la sua cachucha. Per non dire di Marius Petipa che cavaliere di Marie Guy-Stéphan si esibì in tournée in Andalusia, dove apprese le danze locali: ne farà tesoro da maître de ballet in Russia per i suoi grands ballets imperiali. Sopravvissuta a decenni di oblio, fino al rischio di estinzione, dell’escuela bolera si possono ammirare gli esiti odierni in Mosaico barroco. Dove grazia ed eleganza restano, nel braceo (ovvero il port de bras) à la española, e nell’uso delle nacchere, così come nel costume, romantico nella silhouette con decori di carattere, ai piedi le scarpette da salto. Elementi di stile, da combinare a una tecnica assai complessa, strutturata su salti, giri, ricami di gambe. La stessa coreografia è occasione per ammirare un altro stile spagnolo, disciplina al Conservatorio: la danza estilizada, ovvero eseguita su musiche ‘classiche’ di autori dell’Ottocento e del Novecento, da De Falla a Bizet. Calzati gli zapateado, sarà interessante ritrovare, nell’esibizione dei giovani interpreti, i movimenti tipici del flamenco e i suoi giochi ritmici di piedi, ma anche attraverso le danze regionali storiche come Amalurra e Nada más y nada menos, tra movimento, foggia del costume, calzature in corda intrecciata e l’uso differente delle nacchere». E altra occasione da non perdere a Venezia è con Pockemon Crew, una delle compagnie hip hop tra le più titolate al mondo. L’irrefrenabile energia del gruppo guidato da Riyad Fhgani, nato alla fine degli anni Novanta sul piazzale davanti all’Opera di Lione, presenterà in prima assoluta al Teatro Malibran Hashtag Déclic, (venerdì 10 ottobre, ore 19.00 e sabato 11 ottobre ore 17.00) un’inedita coreografia su musica originale di Alice Orpheus, con le luci di Rudy Muet e i video di Angélique Paultes. Per la compagnia si tratta di un graditissimo ritorno sul palcoscenico del Teatro La Fenice in quanto nel maggio 2015 aveva presentato Silence, on Tourne!, lo spettacolo che ha lanciato questi eccezionali artisti all’attenzione internazionale. Così con Hashtag Déclic, la Pockemon Crew esplora la bellezza inquieta di un mondo nel quale i nostri corpi si piegano davanti agli schermi, assorbiti dal flusso incessante delle reti sociali, protesi dei tempi moderni diventata non più rimovibile. A partire da questa considerazione, Riyad Fghani ha dato vita a una coreografia del «corpo digitale», questo corpo contemporaneo rimodellato dai gesti automatici, le posture fisse e i ritmi dettati dai nostri apparecchi elettronici. Attraverso una danza hip-hop tanto fisica quanto curata nei minimi dettagli, gli interpreti indagano l’impatto invisibile ma profondo delle tecnologie sui nostri movimenti, le nostre relazioni e le nostre esistenze. A doppia velocità, in un duplice flusso, Hashtag Déclic interroga i nostri silenzi digitali, le nostre connessioni illusorie, la nostra sete di contatto reale. L’universo visivo dello spettacolo, allo stesso tempo impalpabile e vibrante, ci immerge in una realtà aumentata, di sconcertante familiarità. Un viaggio dei sensi sostenuto dall’energia virtuosa della Pokemon Crew, dove virtuale e reale si intersecano e in cui la danza diventa un linguaggio per interrogare i nostri silenzi digitali e ritrovare, forse, un po’ di umanità. Riyad, nato nel 1979 a Chalon-sur-Saône, esordisce nell’hip-hop a quindici anni ispirato dal fratello maggiore che pratica lo smurf (disciplina della danza hip-hop) sul piazzale antistante l’Opéra di Lione. È così che nel 1999 nasce la Pokemon Crew, di cui Riyad è l’elemento catalizzatore. Attraverso l’incontro con diversi artisti, Riyad nel 2000 entra nell’Opéra di Parigi danzando nella coreografia La chauve souris sotto la